“Session 9” (2001)


“Che ci fai qui?”

Session 9 è un film del 2001, diretto da Brad Anderson.


Trama:

Gordon Fleming, proprietario della Hazmat Elimination Co., deve vincere a tutti i costi l’appalto per la rimozione dell’amianto dal ‘Danvers State Mental Hospital’, chiuso ormai da 15 anni ed ora prossimo alla ristrutturazione. Per siglare l’accordo Gordon promette a Bill Griggs, il tecnico responsabile, che la sua ditta ultimerà i lavori in una sola settimana, ignorando la stima di circa 20 giorni fatta dal caposquadra Phil. Vinto l’appalto la squadra – composta anche dal mancato avvocato Mike, dall’ansioso Hank e da Jeff – si mette al lavoro. Ma con il passare dei giorni l’alea di mistero che circonda l’edificio comincia a schiacciare sempre più gli operai.


Commento:

Il regista americano Brad Anderson si renderà noto al pubblico in seguito con il bellissimo The Machinist (2004), una storia di follia pervasa da un forte alone di decadenza e mistero. Più o meno quello che ha cercato di fare precedente con questo Session 9, riuscendoci purtroppo solo in – minima – parte. La storia è quella classica della casa stregata (poco importa che qui sia un ospedale psichiatrico da ristrutturare e non la nuova dimora del gruppo di malaugurati di turno), ma il dipanarsi della trama porterà ad alcune sorprese, rivelando che forse l’alone di negatività che si respira tra quelle mura non dipende esclusivamente dalle presenze che lo popolavano anni prima.

Anderson senza troppi misteri prende spunto da The Shining (Stanley Kubrick, 1980) per l’atmosfera e soprattutto per il binomio tra follia del protagonista e presenze inquietanti/villa stregata in cui esso si trova a condurre il suo lavoro (nel caso del film di Kubrick la scrittura di un romanzo, qui la pulizia e la ristrutturazione di un ospedale psichiatrico ormai dismesso da anni). Peccato che, nonostante il film inizi bene, con la presentazione dei personaggi e dei loro attriti e problemi personali, perda poi mordente nella parte centrale finendo a proporre una serie di cliché del cinema horror americano del nuovo millennio. Se infatti da una parte bisogna riconoscere che l’ambientazione malsana (grazie anche al Danvers Insane Asylum stesso, inquietante anche nel vero) e la fotografia danno tanto all’atmosfera sinistra della pellicola, altrettanto positivamente non si possono giudicare la trama e lo script.

Interessante comunque l’espediente del ritrovamento dei nastri di psicanalisi della paziente Mary Hobbes, una ragazza in cura per schizofrenia/personalità multiple, che anni prima quand’era ancora una bambina la notte di Natale aveva massacrato l’intera famiglia in preda a un raptus (un po’ come Michael Meyers in Halloween di John Carpenter, 1979). Interessante anche come il regista prova a fondere il male atavico (la presenza spettrale ma indefinita tra le mura dell’ospedale) con il male più prettamente umano (la follia del protagonista). Il finale rivelerà ogni cosa, sebbene in modo un po’ confusionario ma comunque apprezzabile: la conclusione del film rimane forse la cosa migliore di una pellicola che purtroppo nella parte centrale si era attestata sulla mediocrità. Molto meglio Brad Anderson farà in seguito – come detto – con The Machinist.


Video:

Trailer del film.


Valutazione: 64/100


Film collegati:

Influenze:

Film ispirati:

Film simili:

The Shining (1980)

99,9 (1997)

Asylum (2007)

The Exorcism of Emily Rose (2006)


2 commenti

Archiviato in horror, mystery, psychological thriller, thriller

2 risposte a ““Session 9” (2001)

  1. torrentmokino

    The Machinist era veramente bello, forse l’unico film salvabile di Christian Bale, poco prima che indossasse il mantello di Batman. Non dovresti mettere anche il titolo italiano? Perché The Machinist è uscito in italia col titolo “L’uomo senza sonno”. Cuccimokino

    • Ho preferito optare per i titoli originali (sia nei titoli degli articoli, sia quando menziono altri film nelle recensioni) perché trovo che i titoli italiani spesso snaturino troppo quelli originali (ed in alcuni casi si finisce addirittura nel ridicolo!). Ad ogni modo, i titoli italiani li nomino sempre nella recensione del film stesso, nel primo capoverso della recensione. A presto!

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