“Body Double” (1984)


“I do not do animal acts. I do not do S&M or any variations of that particular bent, no water sports either. I will not shave my pussy, no fistfucking and absolutely no coming in my face. I get $2000 a day and I do not work without a contract.”

Body Double (conosciuto in Italia come Omicidio a luci rosse) è un film del 1984, diretto da Brian De Palma.


Trama:

Fra i molti attori che lavorano a Los Angeles vi è anche Jake Scully, un simpatico giovanotto che un giorno viene sul set licenziato dal suo ruolo (di vampiro), perché soffre di claustrofobia. Disoccupato e, in attesa di un’altra parte, egli accoglie l’offerta di Sam, un collega, che lo installa nella stupenda casa di un altro attore in viaggio per il mondo. La casa, che è su di un’altura, si trova in una posizione straordinaria e di lassù, grazie ad un potente telescopio, Scully per di più può ammirare tutte le sere una bellissima donna che, nel proprio appartamento, si spoglia, si profuma e si ingioiella, per abbandonarsi ai piaceri “personalissimi”.

Scully, incuriosito, segue la donna per strada e in un grande albergo-magazzino, notando però che essa è pedinata da uno strano ceffo; la segue ancora fin sulla spiaggia, dove invano tenta di lottare con lo sconosciuto, che deruba Gloria della tessera magnetica di accesso all’appartamento. Dopo di che, una sera, Gloria viene barbaramente assassinata dallo stesso individuo (la cui faccia è trasformata da una maschera di plastica) e così Scully, grazie al telescopio, diviene, involontariamente, testimone di un crimine.


Commento:

Quanto Brian De Palma si appassionato di Hitchcock non è un mistero: già i precedenti Obsession (1978) e Dressed to killed (1980) avevano messo bene in chiaro agli occhi del pubblico la fonte di ispirazione quasi maniacale che rappresenta il Maestro del Giallo per il regista in questione. Ma è con Body Double (letteralmente “controfigura”, in particolare quella adoperata nelle scene di nudo – si noti come il titolo originale, proponendo una riflessione sia sull’elemento metacinematografico del film sia sul tema del doppio, a De Palma così caro, sia sul “corpo” in quanto simulacro erotico/pornografico/sessuale, risulta molto più incisivo dell’italiano Omicidio a luci rosse) che De Palma arriva allo zenit personale di imitazione hitchcockiana, derivando quasi completamente la trama dall’incrocio di due dei più noti film del Maestro: Rear Window (La finestra sul cortile, 1954) e Vertigo (La donna che visse due volte, 1958).

Da Rear Window De Palma riprende la situazione in cui Jake, il protagonista del film, un attore di b-movie horror appena scaricato dal regista di turno, si trova tutte le sere: trasferitosi nell’appartamento lasciatogli temporaneamente da un amico, si delizia ogni sera spiando dalla finestra con un telescopio una procace vicina che si esibisce in uno spogliarello hard con finale masturbatorio. Una sera Jake assiste casualmente all’ingresso nella casa della giovane donna da parte di un misterioso e agghiacciante indiano dalla faccia butterata, che si concluderà con l’omicidio della sventurata.

Da Vertigo De Palma riprende il tema del doppio: il protagonista assiste verso la metà del film all’omicidio di una donna ed in seguito farà involontariamente la conoscenza di una pornostar, in tutto e per tutto simile a colei che era il suo oggetto del desiderio. Inoltre il regista cita anche il fatto che il protagonista soffre di una particolare fobia: laddove in Vertigo si trattava ovviamente di vertigini, in questo caso Jake soffre di claustrofobia (memorabile la scena in cui, dopo aver rincorso a lungo l’indiano, si ritrova immobilizzato dalla paura in un tunnel, mentre l’indiano a pochi metri si ferma di colpo e ritorna indietro verso di lui a passi lenti).

Tantissimo Hitchcock dunque, ma non solo. Le origini italiane di De Palma – sebbene mai sbandierate dal regista a differenza dei vari Scorsese, Coppola, Tarantino – si notano eccome, in Body Double come in nessun’altra delle sue pellicole. L’idea di un thriller ambientato in un ambiente così ricco e sbarluccicante come Hollywood, con tanto di omicidio per ragioni di eredità, ricorda molti gialli nostrani degli anni settanta, in particolar modo Sei donne per l’assassino di Mario Bava (1964). La celeberrima scena dell’omicidio con il trapano è invece una citazione di Sette orchidee macchiate di rosso di Umberto Lenzi (1975). Lasciando i lidi nostrani, per il protagonista voyeur De Palma si è probabilmente ispirato anche a Peeping Tom di Michael Powell (1960).

Curiosamente Body Double inizia con una “falsa partenza”: lo spettatore, prima di immergersi nella vicenda vera e propria, assiste alla scena di un vampiro che rimane immobilizzato in una bara a causa della sua claustrofobia. Si tratta di Jake, il protagonista, impegnato nelle riprese di Vampire’s Kiss, un b-movie horror a cui sta lavorando al momento – una “falsa partenza” molto simile si era già vista in una precedente pellicola di De Palma (il bellissimo Blow Out del 1981). Anche nell’ultima scena del film De Palma ci mostra un ciak del film in questione. Si tratta di vero e proprio meta-cinema, di un film nel film. In Body Double come non mai nella filmografia del regista la realtà e la finzione cinematografica si mischiano, al punto addirittura che Jake, nella vicenda vera e propria, viene “scelto” per la parte del testimone, come se la sua vita stessa fosse un film.

Altri temi tanto cari alla poetica depalmiana – e prima ancora hitchcockiana – che vengono affrontati in Body Double sono: il doppio e le dissociazioni psicologiche (Sisters, Obsession), il protagonista fragile e vittima delle proprie paure e delle angherie altrui che si trova catapultato in una situazione più grande di lui (Carrie), il confine sottile tra l’intuizione e la follia (Blow Out), una cospirazione che il protagonista scena dopo scena dipana insieme allo spettatore (idem), l’erotismo e l’ambiguità del corpo femminile (Dressed to kill). La componente erotica/sessuale è notevole ma è funzionale allo sviluppo della trama, mai troppo ingombrante o volgare.

Inutile dilungarsi sulla grandissima tecnica manierista di De Palma: anche qui come nei suoi capolavori i proverbiali movimenti di macchina la fanno da padrone. La fotografia, seppur patinata come sempre nei suoi film, in alcune sequenze ricorda non poco quella di Hitchcock (pure quella!). Le intuizioni e i colpi di genio del regista ci sono come al solito e non sono pochi (l’inseguimento nel centro commerciale, l’omicidio assistito in diretta, l’ingresso di Jake nel mondo del porno, il finale che lascia lo spettatore spaesato); c’è anche qualcosa di smaccatamente trash (come i Frankie Goes to Hollywood che cantano “Relax” e il deus ex machina finale che risolve la drammatica situazione in cui erano piombati Jake e Holly) e la sceneggiatura non è solidissima (a differenza di quelle di Hithcock alle quali non era possibile criticare alcuna lacuna).

Ma tirando le somme ci si rende conto come Body Double sia il manifesto del cinema di De Palma come poche altre sue pellicole: attori di lusso, atmosfere metropolitane e sensuali, personaggi intriganti ed ambigui, un plot un po’ ingarbugliato (ma nemmeno troppo, si può capire già tutto a metà film), un grandissimo stile estetico e riflessioni sui temi classici al regista. L’attore protagonista Craig Wasson non è mediocre come può sembrare di primo acchito – è anzi eccellente nell’interpretare un personaggio mediocre, cosa non facile – e Melanie Griffith (agli esordi) è provocante e sensuale come non mai, vera gioia per gli occhi dello spettatore di sesso maschile. Le musiche, ottime come sempre, sono del fedelissimo Pino Donaggio.


Video:

Trailer del film.


Valutazione: 76/100


Film collegati:

Influenze:

Film ispirati:

Film simili:

Rear Window (1954)

Vertigo (1958)

Sotto il vestito niente (1985)

Le foto di Gioia (1987)

Dressed to kill (1980)


1 Commento

Archiviato in erotika, mystery, psychological thriller, thriller

Una risposta a ““Body Double” (1984)

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