“Sexy Magico” (1963)


Sexy Magico è un documentario di Mino Loy e Luigi Scattini, sceneggiato con la partecipazione di Georges Combret, realizzato da nel 1963.


Commento:

La premiata coppia Loy-Scattini, probabilmente più conosciuta per il successivo documentario sulle usanze della libertina Svezia degli anni sessanta Svezia: Inferno e Paradiso (1968), esordì cinque anni prima con questo documentario sull’Africa e sui suoi usi e costumi. In realtà alle usanze africane è dedicato solo metà del documentario: le scene che mostrano allo spettatore quanto succede nelle tribù indigene e nei maggiori centri del Continente Nero sono infatti inframezzate da riprese di striptease di ballerine per lo più bianche, con il sotterfugio (piuttosto insensato) che tali spettacoli avvengano proprio nelle città africane maggiormente visitate dall’ondata turistica europea.

Queste sequenze di striptease non sono granché meritevoli e sono sexy solo fino a un certo punto; meglio le riprese dell’Africa vera e propria, che ci mostrano strani riti (anche sessuali) e usanze non esattamente ortodosse delle quali l’amante di mondo-movies possiede perlomeno giù un’infarinatura. In generale alcune sequenze sono piuttosto riuscite (le donne indigene che si denudano per ricevere uno scellino dai turisti, la scenetta della moglie il marito e la pantera, lo spettacolo della danza del raccolto), altre sfiorano il ridicolo (le madri indigene che imboccano i figli dopo aver masticato per loro il cibo), altre ancora c’entrano poco o niente con il tema del documentario e sono ora realizzate bene (“la vergine e il diavolo”, la ballerina che canta “Tintarella di luna” di Mina) ora in modo risibile (il pianista affamato, i cani ballerini).

La voce narrante spesso rischia di imbarazzare lo spettatore per le battutacce che proferisce ma non siamo ancora ai livelli mistificatori ancora più trash di Svezia: Inferno e Paradiso. Dal punto di vista tecnico, la fotografia e la colonna sonora sono funzionali all’atmosfera del documentario, che comunque per essere stato girato in economia (dai soli Loy, Scattini e un terzo collaboratore) non è disprezzabile. Chiaramente, come pressoché tutti i documentari/mockumentary/mondomovies dell’ondata italiana anni sessanta-settanta non si tratta di un capolavoro imprescindibile della categoria, ma può essere comunque una visione piacevole realizzata con mezzi e strumenti (e un’ingenuità narrativa) di tempi ormai lontani.


Valutazione: 55/100


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