“La cagna” (1972)


“Anche nella tua isola c’è rumore… le onde, i gabbiani. E il silenzio? Il silenzio fa rumore.”

La cagna (Liza) è un film di Marco Ferreri del 1972, di produzione italo-francese.


Trama:

Giorgio (Marcello Mastroianni), di mezza età, disegnatore di fumetti con velleità vagamente maoiste, ha abbandonato a Parigi moglie e due figli ormai grandi, e si è ritirato in un isolotto del Mediterraneo dove vive e lavora in compagnia del suo cane Melampo, unico paziente ascoltatore dei suoi vaniloqui (nell’isolotto c’è fra l’altro una pista abbandonata, un relitto di aereo tedesco, un bunker che Giorgio ha trasformato in propria abitazione). La solitudine è attenuata da una radio, da un vecchio grammofono e da periodiche puntate a bordo di un gommone sulla terraferma per rifornimenti.

Sull’isola approda Lisa (Catherine Deneuve), una ragazza che ben presto sopprime per gelosia il cane, per divenire essa la “cagna”. Giorgio visita a Parigi la moglie, reduce da un tentato suicidio; qui viene raggiunto da Lisa e mal sopporta l’attaccamento della figlia Valeria per il gatto: torna con Lisa nella solitudine. Un giorno il mare si porta via il gommone: i due consumano l’ultima scatola di carne poi ingannano lo stomaco con l’acqua di una sorgente (“il mare non ha più pesci”) e quindi si riuniscono sul relitto dell’aereo per un assurdo viaggio. L’aereo scivola lungo la pista per arrestarsi in fondo alla discesa e così – pare – dissipa le illusioni, i sogni, ogni risorsa dei due, in attesa della morte per inedia.


Commento:

Il regista milanese Marco Ferreri ha dedicato diverse opere alla tema del fallimento del matrimonio (introdotto a sua volta in un’ottica più estesa riguardante il fallimento dell’uomo moderno) e dei meccanismi insani che dominano il rapporto di coppia: si vedano a riguardo i precedenti Una storia moderna: l’ape regina (1963) e La donna scimmia (1964). Anche La cagna, successivo di quasi un decennio, tratta un tema simile grazie al quale Ferreri si concede l’opportunità di analizzare la profonda solitudine umana e lo sbando di tutte le certezze dell’uomo moderno sotto il velo – solo superficiale – di una storia sadomasochista, i cui interpreti sono l’uomo padrone (Mastroianni) e la donna schiava (Deneuve) – ma in realtà i ruoli si invertono continuamente scena dopo scena.

L’ambientazione in cui si svolge gran parte della vicenda, un’isolotto non meglio identificato che sembra essere fuori dal mondo, ricorda non poco More (1969) di Barbet Schroeder, film pure che affrontava il tema della morbosità dei rapporti umani collegandolo però pure con quello delicatissimo della droga. Alla maniera del film di Schroeder, anche La cagna presenta un minimalismo di colori (scale di blu e beige) che serve a dare alla vicenda un’atmosfera distaccata e atemporale; come in More, inoltre, gli spazi grandi e vuoti, l’inospitalità dell’isola, il mare e il vento sono veri e propri protagonisti della storia non meno dei personaggi principali.

Da contorno al dramma esistenziale di Giorgio e Lisa, Ferreri cuce qua e là, quasi fossero appunti scarabocchiati su un quadernetto, critiche sociali alla società contemporanea e al processo ormai irreversibile di dis-umanizzazione: il disertore acciuffato e punito barbaramente dal resto della truppa, la moglie di Giorgio fredda e calcolatrice che tenta il suicidio per attirare l’attenzione del marito ormai in fuga da lei, la figlia di Giorgio che mangia solo carote e – quasi per uno strano scherzo genetico – è legato al suo gattino dallo stesso rapporto morboso che il padre deteneva con il suo cane Melampo, l’ossessione del protagonista per il marxismo e per il personaggio di Spartaco, l’illusione di fuga da tutto degli hare krisnha, la barca che viene portata via dalla tempesta lasciando i due protagonista definitivamente soli con se stessi, il bunker in cui Giorgio chiude se stesso cercando una liberazione impossibile e l’aereo completamente rosa che è destinato a non prendere mai il volo.


Video:
Prima scena del film.


Valutazione: 72/100


Film collegati:

Influenze:

Film ispirati:

Film simili:

More (1969)

Una storia moderna: l’ape regina (1963)

La donna scimmia (1964)


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