“Fire in the Sky” (1993)


Fire in the Sky (uscito in Italia con il titolo Bagliori nel buio) è un film del 1993, diretto da Robert Lieberman.


Trama:

1975, White Mountais, Arizona. Tre boscaioli viaggiano sulla strada che conduce a Snowflake quando si fermano colpiti da un improvviso intenso bagliore. Deciso a scoprire di cosa si tratti, uno di loro, Travis Walton, esce dalla macchina e avvicinatosi alla luce viene risucchiato da un fascio luminoso. I suoi compagni che hanno assistito impotenti alla scena fuggono terrorizzati. In paese, nessuno crede al loro racconto, e la polizia, dopo avere infruttuosamente battuto a tappeto la zona in cui Travis è scomparso, conclude che i taglialegna hanno commesso un omicidio ed occultato il cadavere. Poi, dopo una settimana, Travis riappare, confuso e allucinato, incapace di ricordare. Quando finalmente recupera le forze, il giovane racconta un’incredibile storia: dice di essere stato rapito da un UFO e sottoposto ad una serie di esami clinici da parte dei suoi occupanti.


Commento:

Il film si basa su una storia presumibilmente realmente accaduta: nel 1975 un gruppo di boscaioli racconto’ infatti di aver assistito al rapimento del proprio collega Travis Walton da parte di un’astronave aliena. I superstiti furono accusati di omicidio da parte della polizia locale e dall’intera comunita’ paesana, ma il corpo di Walton non venne effettivamente ritrovato. Dopo cinque giorni lo scomparso riapparve improvvisamente, in stato di shock, raccontando ai medici di essere stato rapito da esseri alieni che lo volevano sottoporre a orribili test. Al di la’ che la storia narrata sia accaduta realmente o meno – il giudizio viene rimesso allo spettatore, in rete si puo’ trovare ampio materiale a riguardo – l’analisi del lavoro di Lieberman si deve concentrare sulla fedelta’ che il film dovrebbe avere rispetto ai racconti dei protagonisti.

Tutto bene fin quasi alla fine, anche se nella prima parte di pellicola la narrazione appare fin troppo lenta – la volonta’ del regista era soprattutto quella di dare un’impronta psicologica al dramma dei malaugurati protagonisti della vicenda e di mostrare le dinamiche esistenti tra loro, i propri famigliari e il resto della comunita’ del paesino di  montagna in cui vivono. Purtroppo il flashback con il quale il film si conclude – eccezion fatta per un’ultima, evitabile sequenza – non è fedele a quanto raccontato da Walton ai medici al momento del suo ritrovamento. Nel film vediamo lo sventurato all’interno di un enorme navicella, prima intrappolato in una sorta di cella chiusa da una pellicola organica e poi fluttuante nell’aria priva di gravita’.

Cio’ non rispecchia la testimonianza di Walton (che tra l’altro curiosamente appare nel film nella parte di uno degli abitanti del villaggio), il quale disse di esserci svegliato all’interno di una sala operatoria completamente metallica, sopra un lettino, circondato da alieni. Anche il successivo test con sonda ottica che si vede nel film non risulta essere mai avvenuto: Walton racconto’ di essere riuscito a fuggire dall’astronave grazie all’aiuto di tre esseri di una razza diversa, alti e biondi. E’ davvero inspiegabile perché Lieberman abbia completamente cambiato le carte in gioco, e cio’ non puo’ che incidere negativamente sul giudizio finale. Peccato, perché la pellicola, sebbene troppo lenta e forse troppo alla ricerca del pathos bonario tipico di queste produzioni americane, è per larghissimi tratti la trasposizione cinematografica di quanto i testimoni hanno raccontato di aver vissuto, quella notte sulle White Mountains del lontano 1975.


Video:
Trailer del film.


Valutazione: 65/100


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