“Fango bollente” (1975)


“Questa società produce di tutto… Non potrebbe generare anche mostri?”

Fango Bollente è un film del 1975, diretto da Vittorio Salerno.


Trama:

Ispirato a fatti di cronaca nera realmente accaduti (famoso fu “il delitto del cacciavite”), il film racconta la criminale escalation di tre giovani impiegati in una grande azienda, alienati dal lavoro stressante ai calcolatori elettronici (così si chiamavano i computer nel ’70). Uccidono per reazione alla paura un camionista che taglia loro la strada maldestramente, e da qual momento continueranno a uccidere rispondendo con violenza perversa a ogni piccola provocazione. Non solo non si pentono dei delitti ma trovano il loro modo di sfogare la nevrosi e l’alienazione alquanto soddisfacente. Essendo incensurati la polizia fatica a scovarli. Un anziano commissario, espulso dalla mobile per aver anche lui ucciso un giovane delinquente in un eccesso di legittima difesa, ne individua due: uno s’impicherà in cella, l’altro cade sotto le pistolettate del commissario prima che commetta l’ennesimo delitto; il terzo… forse continuerà ad uccidere assieme a due nuovi ‘compari’.


Commento:

Definito da un critico alla sua uscita nelle sale “una parabola marcusiana un po’ fantascientifica sui mali oscuri delle società avanzate con allarmanti riferimenti alla cronaca contemporanea”, Fango bollente è una riflessione del regista Vittorio Salerno – fratello del più noto Enrico Maria che qui interpreta il commissario di turno – sulla sempre più dilagante violenza psicologica e fisica che serpeggia nelle metropoli. Spesso definito “un Arancia Meccanica all’italiana”, il film prende molto dal filone poliziottesco (soprattutto da Milano odia: la polizia non può sparare  e da Roma violenta) ma cerca di incanalare gli spunti verso un’analisi quasi sociologica (in parte paragonabile a quella riscontrabile in Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto): la violenza viene vista come conseguenza naturale dell’alienazione a cui la metropoli (il film è girato a Torino, dove negli anni settanta il razzismo verso gli immigrati meridionali era sentitissimo – e il regista lo sottolinea bene in più di un dialogo) sottopone i suoi abitanti. Visionato al giorno d’oggi, Fango bollente fa quasi rabbrividire per la constatazione – sotto gli occhi di tutti – che da allora nulla è cambiato: risse negli stadi, rapine, stupri e omicidi per le strade sono ancora oggi all’ordine del giorno. All’uscita nelle sale, nel bel mezzo dei cosiddetti “anni di piombo”, il film fu un pugno nello stomaco: si pensi che proprio nel 1975 le cronache registrano lo spaventoso “massacro del Circeo”.

Interessante il fatto che i tre balordi (di cui uno è Gianfranco De Grassi, che recitò un ruolo simile anche ne L’ultimo treno della notte di Aldo Lado) sembrano sviluppare una sorta di nevrosi in conseguenza del lavoro ripetitivo che fanno: i computer appaiono come dei congegni demoniaci in grado di far perdere il senno all’essere umano. I momenti violenti chiaramente non mancano (quello che rimane più indelebile nella memoria è l’uccisione della prostituta e del magnaccia che vengono poi appesi a testa in giù al monumento della piazza; un po’ esagerata quella della battuta di caccia – forse una citazione a Cane di paglia di Peckinpah?), sebbene vengano sapientemente temperati dal regista con dialoghi (ben sopra la media) spesso esilaranti, farciti di espressioni colorite e talvolta dialettali. Sono proprio i momenti che sanno unire raccapriccio e ironia che fanno di Fango bollente una delle pellicole più interessanti del filone di denuncia degli anni settanta. Apprezzabilissima la colonna sonora di Franco Campanino, un heavy-prog che erompe fin dalla prima scena del film e si ripete allo sfinimento per tutti i 93 minuti (80 nella versione tagliata) della pellicola; senza cantato tuttavia sarebbe stata anche migliore. Buona prova degli attori, tra cui spiccano il già nominato Enrico Maria Salerno e lucmerendiano Joe Dallesandro nella parte del capo dei balordi.


Video:
Titoli iniziali del film.


Valutazione: 73/100


Film collegati:

Influenze:

Film ispirati:

Film simili:

Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto (1970)

A Clockwork Orange (1971)

Milano odia: la polizia non può sparare  (1974)

Roma Violenta (1975)

L’ultimo treno della notte (1975)

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