“The Cabin in the Woods” (2011)


“You think you know the story”

The Cabin in the Woods (uscito in Italia con il titolo Quella casa nel bosco) è un film del 2011 diretto da Drew Goddard.


Trama:

Cinque studenti di college partono su un camper alla volta di una casa nel bosco per trascorrere un week-end di assoluto relax. Dopo aver fatto rifornimento in una pompa di benzina gestita da un uomo inquietante giungono a destinazione. Ormai a loro agio nella baita, iniziano a giocare a obbligo e verità quando una botola si apre svelando una cantina colma di strani oggetti: di lì a poco saranno presi d’assalto da una famiglia di zombi, mentre da una sala-bunker un gruppo di tecnici osserva attraverso telecamere nascoste ogni loro mossa.


Commento:

Il 2011 è l’anno del ritorno di Wes Craven, che lasciandosi alle spalle l’horror 2.0 a cui il suo Scream aveva dato inizio nel 1996, porta il genere (ahinoi) ad un livello superiore (ma non nel vero senso della parola) con il quarto capitolo della serie, Scream 4 appunto. Si passa così dai meccanismi ormai digeriti allo sfinimento da ogni buon conoscitore del genere horror anni Duemila (trama e personaggi stereotipati, dialoghi stupidi, colpi improvvisi che fanno saltare lo spettatore dalla poltrona) a una forma di horror 3.0, in cui i medesimi meccanismi vengono analizzati e distorti in una sorta di meta-cinema che riceve linfa vitale dal precedente filone e al tempo stesso gioca a demolirlo fin dalle sue fondamenta. Se già Scream 4 non può che risultare “una cagata pazzesca” ai veri amanti dei film dell’orrore (visto che ormai di paura non ce n’è più manco l’ombra, essendo diventato l’horror un genere da vedere al cinema con compagnie di amici urlanti per farsi quattro risate), qualche mese più tardi arriva Drew Goddard – sceneggiatore del discreto Cloverfield nel 2008, qui coadiuvato allo script da Joss Whedon, autore di Buffy L’ammazzavampiri – con il suo The Cabin in the Woods a peggiorare ulteriormente le cose.

Il pubblico amante del filone anni ottanta potrebbe inizialmente appoggiare l’estrema stereotipizzazione dei personaggi (il figo, la puttana, la vergine, il nerd e il buffone) presa pari pari dal “manuale di regole indispensabili dello slasher movie“, ma ci metterà poco a constatare che di “retrò” ci sarà purtroppo solo quello. Fino a metà film The Cabin è un filmetto in perfetto stile 2.0, con dialoghi insulsi, recitazioni canine e produzione costosissima. L’arrivo degli zombie è preso di forza da titoli come Evil Dead (Sam Raimi, 1981), ma ovviamente risulta svuotato di tutta la carica gore dell’originale. Poi nella seconda metà la situazione peggiora ulteriormente, e Goddard con l’idea (che poteva essere anche interessante) di anteporre tra sé regista e i personaggi del suo film attori un ulteriore livello intermedio di regia (gli uomini in camice bianco che da dietro le quinte osservano i malcapitati e ne pianificano il loro sacrificio) – complici anche numerosi errori e goffi buchi di sceneggiatura – non fa altro che imputtanare ulteriormente un genere che ormai ha perso ogni sua identità. Lo spettatore perde persino ogni interesse ad indovinare cosa succederà, dal momento che ormai si è giunti ad un livello che ogni cosa (anche la più improbabile ed insensata) potrebbe benissimo accadere da un momento all’altro, grazie allo forzature prive di ogni senso sulle quali Goddard fonda il suo film (e la sua nuova “poetica cinematografica”). Forse, viste le numerose critiche positive ricevute dal film alla sua uscita, molti non condivideranno, ma per quanto mi riguarda l’accoppiata Scream 4/The Cabin in the Woods segna il definitivo de profundis del genere horror contemporaneo.


Video:

Trailer del film.


Valutazione: 45/100


Film collegati:

Influenze:

Film ispirati:

Film simili:

Evil Dead (1981)

Scream 4 (2011)


4 commenti

Archiviato in black comedy, experimental, horror, slasher, splatter, trash

4 risposte a ““The Cabin in the Woods” (2011)

  1. leonardo

    Ma non è una recensione! Il riassunto è “questo film non mi piace” e la motivazione è “perché io ne so a pacchi di horror e questo, oltre che copiato, non c’entra niente”.

  2. Le motivazioni sono nero su bianco nella recensione (che lo sia o meno…), e le due motivazioni che intuisci tu, Leonardo, non compaiono minimamente, mi sembra. Non pretendo di “saperne a pacchi di horror” né boccio il film perché troppo derivativo: è la direzione che prende tale deriva che mi lascia perplesso. Alcuni film in questi ultimi anni hanno innovato in genere horror pur prendendo a piene mani dai capostipiti: questo a mio parere non è degno di nota perché i cliché che riprende li sfrutta male e non c’è alcun filo conduttore nella storia, e pure i dialoghi e gli attori non sono lontanamente vicini alla sufficienza. A mio parere sono motivazioni più che sufficienti per bocciare un film, sempre oggettivamente parlando.
    Saluti,

    M.

  3. Orlando

    Secondo me non hai capito il senso del film che inserisce volutamente gli stereotipi dell’horror in maniera dissacrante per ironizzare sulla banalità dei film horror stessi.

    • Parere legittimo, ma c’era veramente il bisogno di spendere milioni di dollari per fare l’ennesimo horror scadente per ironizzare sul genere horror stesso? Io non credo che lo scopo del film sia quello sinceramente, sarebbe assurdo come scrivere un libro giallo orrendo per ironizzare sulla presunta banalità dei libri gialli… e magari lo scrittore in questione non conosce E.A. Poe🙂
      Un saluto,
      M.

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