“Interrabang” (1969)


“Interrabang… fa stranamente rima con boomerang”

Interrabang è un film del 1969, diretto da Giuliano Biagietti.  I credits ci dicono che la sceneggiatura è stata sviluppata da un romanzo di Edgar Mills, ma il copione lo firmano fisicamente Giorgio Mariuzzo e Luciano Lucignani.


Trama:

Anna, proprietaria di un atelier di moda, in compagnia del marito Fabrizio, della sorella Valeria e di una indossatrice, Maregalit, attraccano con il loro yacht in un isola deserta dell’Argentario, per realizzare un servizio fotografico. Nel luogo è rifugiato un evaso, Marco, che profittando dell’assenza di Fabrizio allontanatosi in cerca di carburante, fa amicizia con la giovane Valeria. Qualcuno morirà, qualcuno resterà vivo. Ma forse non è tutto come sembra.


Commento:

Film di Giuliano Biagietti che, ispirandosi a Il coltello nell’acqua (1962, di Roman Polanski) e usando qualche buona idea di Top Sensation (1968, di Ottavio Alessi) e Il sesso degli angeli (1968, di Ugo Liberatore), dà continuità a un mini-filone ideale che mischia atmosfere acquatiche e trame gialle. Seguiranno altri film del genere, come L’isola delle svedesi (Silvio Armadio, 1969), 5 bambole per la luna d’agosto (Mario Bava, 1970), La coda dello scorpione (Umberto Lenzi, 1971), Ondata di piacere (Ruggero Deodato, 1975) e altri ancora. Interrabang può ricordare anche Il corpo (Luigi Scattini, 1974), trama molto simile ma location esotica. La location scelta da Biagietti è invece assolutamente nostrana: si tratta dell’Isola Rossa nell’Argentario, splendida in tutta la sua luce, il mare azzurrissimo e le spiagge rocciose; ambientazioni simili si possono trovare in film come La cagna (Marco Ferreri, 1972) e More (Barber Schroeder, 1969).

E’ infatti la location il protagonista principale di questa – purtroppo bisfrattatissima dalla critica – pellicola di Biagietti: nel suo splendore, in una giornata di sole che sembra interminabile, i pensieri e le parole dei personaggi si confondono sino a farsi sempre più opachi ed ambigui e i loro destini appaiono con l’avanzare dei minuti sempre più incerti. Quattro personaggi entrano subito in scena: il fotografo Fabrizio, carismatico ed arrogante, la giunonica amante Maregalit, la silenziosa moglie Anna e la sorellina di quest’ultima, Valeria. Le gerarchie e i rapporti tra i personaggi sembrano abbastanza definiti, fino a che Fabrizio non esce di scena con una scusa e al suo posto compare Marco, probabilmente un pericoloso evaso reo di aver assassinato la ragazza che amava in un momento di follia. Da questo momento i ruoli si fanno via via sempre più incerti e il ritmo diventa sempre più rarefatto e surreale.

Si susseguono scene di seduzione e sesso tra lui e lei, tra lui e l’altra, tra lui e la terza e poi si ricomincia con l’altro e le tre ragazze. Allo spettatore è chiaro sin da subito che la sinossi non è che una scusa per mettere in scena i più svariati rapporti amorosi tra i vari personaggi, ma non solo: l’obiettivo principale del regista è quello di analizzare minuto dopo minuto sempre più in profondità i sentimenti e il carattere dei vari personaggi, le loro bugie e le loro speranze reali, che cercano di tenere celate agli altri. I cosiddetti psico-gialli lenziani dovranno molto a Interrabang, in quanto Biagietti prima di Lenzi mostrò alla perfezione come ogni personaggio apparentemente innocuo, inserito in una cerchia limitata di persone, potrebbe rivelare alla fine di avere desideri misteriosi e di essere capace di tutto pur di realizzarli. Per farla breve: in questo film il male sembra essere una prerogativa dell’essere umano, anche se spesso si confonde con l’amore e con il gioco (a cui fa riferimento Valeria in una delle battute cardine del film).

Qualcuno ha voluto persino scomodare Blow Up (Michelangelo Antonioni, 1966), dal momento che il protagonista di entrambi i film è un fotografo dal modo di fare arrogante e circondato da belle donne. Ma c’è di più: anche in Interrabang come in Blow Up lo spettatore si trova sempre più disorientato su cosa è reale e cosa è solo immaginato, su cosa è accaduto realmente o meno (si noti anche che nel film viene detto che l’interrabang è un glifo costituito da un punto interrogativo e da uno esclamativo uniti insieme). E il messaggio finale, che forse tutto si potrebbe ridurre ad un gioco – ad un mero esercizio di stile pop – è il medesimo. Di grande impatto è anche il cast scelto da Biagietti: Haydée Politoff – qui con i capelli corti – è come sempre gelida e splendida, Beba Loncar è silenziosa ma dietro i freddissimi occhi chiari nasconde qualcosa, l’israeliana Shoshana Cohen fa la parte della “bella ma stupida” e le riesce alla perfezione; Corrado Pani e Umberto Orsini interpretano due personaggi abbastanza stereotipati ma risultano abbastanza convincenti. Le musiche, leziose e seducenti, sono di Berto Pisano.


Video:
Un pezzo della OST di Berto Pisano.


Valutazione: 72/100


Film collegati:

Influenze:

Film ispirati:

Film simili:

Nóz w wodzie (1962)

Top Sensation (1968)

Il sesso degli angeli (1968)

5 bambole per la luna d’agosto (1970)

La coda dello scorpione (1971)

Ondata di piacere (1975)

More (1969)

L’isola delle svedesi (1969)

La cagna (1972)

Il corpo (1974)


Lascia un commento

Archiviato in drama, erotika, italian giallo, thriller

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...