Brian De Palma

Filmografia:

  • Murder à la Mod, 1968
  • Ciao America! (Greetings), 1968
  • La festa di nozze (The Wedding Party), 1969
  • Dionisio nel ’69 (Dionysus), 1970
  • Hi, Mom!, 1970
  • Conosci il tuo coniglio (Get to Know Your Rabbit), 1972
  • Le due sorelle (Sisters), 1973
  • Il fantasma del palcoscenico (Phantom of the Paradise), 1974
  • Obsession – Complesso di colpa (Obsession), 1976 ★★★☆
  • Carrie, lo sguardo di Satana (Carrie), 1976 ★★★★
  • Fury (The Fury), 1978
  • Vizietti familiari (Home Movies), 1980
  • Vestito per uccidere (Dressed to Kill), 1980 ★★★★
  • Blow Out, 1981 ★★★★
  • Scarface, 1983
  • Omicidio a luci rosse (Body Double), 1984 ★★★☆
  • Cadaveri e compari (Wise Guys), 1986
  • Gli intoccabili (The Untouchables), 1987
  • Vittime di guerra (Casualties of War), 1989
  • Il falò delle vanità (The Bonfire of the Vanities), 1990
  • Doppia personalità (Raising Cain), 1992
  • Carlito’s Way, 1993
  • Mission: Impossible, 1996
  • Omicidio in diretta (Snake Eyes), 1998 ★☆
  • Mission to Mars, 2000
  • Femme fatale, 2002
  • The Black Dahlia, 2006
  • Redacted, 2007

I primi film

Brian Russell De Palma (Newark, 11 settembre 1940) è un regista, sceneggiatore e produttore cinematografico statunitense. È considerato dalla critica uno dei registi che hanno contribuito alla nascita della New Hollywood. Dopo l’acerbo debutto con Murder à la Mod (1968), un misto poco riuscito tra thriller crime e commedia, De Palma inanella una serie di commedie quali Ciao America! (Greetings, 1968), La festa di nozze (The Wedding Party, 1969), Hi, Mom! (1970) e Conosci il tuo coniglio (Get to Know Your Rabbit, 1972), intervallate dal drammatico Dionisio nel ’69 (Dionysus, 1970). Le due sorelle (Sisters, 1973) è uno dei suoi primi lavori caratteristici, nel quale emerge fortissima per la prima volta in tutta la sua carriera l’ammirazione sconfinata per Hitchcock (e soprattutto per Pyscho, 1960); ma la realizzazione è ancora lontana dal proverbiale manierismo che nelle opere successive diventerà un vero e proprio marchio di fabbrica del regista: le atmosfere sono infatti squallide e laide, d’altra parte ideali per una pellicola horror. Seguirà Il fantasma del palcoscenico (Phantom of the Paradise, 1974). un altro horror/thriller stavolta impostato come musical, con il quale De Palma unisce il suo gusto per il grandguignolesco alla moda del glam-rock di quegli anni.

Obsession (1976)

Michael Courtland, ricco agente immobiliare di New Orleans, nei 1959 perde la moglie Elizabeth e la figlioletta Emy per avere dato retta a un poliziotto che gli consiglia di mettere cartaccia al posto del mezzo milione di dollari richiestigli come riscatto per il rapimento delle due familiari. Molti anni dopo, recatosi a Firenze per affari, il vedovo nota nella chiesa di S. Miniato al Monte una ragazza, perfettamente uguale a Elizabeth, e se ne innamora.

Obsession – Complesso di colpa (Obsession, 1976) è la seconda pellicola di De Palma pesantemente influenzata da Hitchcock; infatti il regista si ispira questa volta – senza nasconderlo troppo – a La donna che visse due volte (Vertigo, 1958). Si tratta della prima opera veramente matura di De Palma, in cui il regista dispensa manierismo a iosa (grande attenzione per l’uso della mdp e una fotografia onirica). Obsession prima ancora che un thriller hitchockiano – cosa che evidentemente è – è anche un dramma psicologico, quello del protagonista (un bravo Cliff Robertson) che dopo aver visto la moglie e la figlia morire in seguito ad un riscatto da lui non pagato subisce un vero e proprio “letargo dei sentimenti” per quindici anni, dal quale rinasce solo quando incontra Sandra (una memorabile Geneviève Bujold), una ragazza italiana perfettamente uguale alla moglie defunta. La sua ossessione per quest’ultima sembra trascinare anche la nuova arrivata nell’abisso della follia, ma il colpo di scena finale – neanche troppo difficile da intuire – ribalterà del tutto i piani di lettura del film. Da Obsession in poi è chiaro come De Palma non sia tanto impeccabile nella plausibilità delle sue trame o nel genio del colpo di scena conclusivo, quanto piuttosto nella certosina messa in scena dei suddetti: il montaggio parallelo in cui Sandra rivive tutto il suo dramma nonché l’ultima scena al ralenti valgono da soli il prezzo del biglietto. [Recensione completa]

Carrie (1976)

Carrie White, adolescente complessata per l’educazione sbagliata ricevuta dalla madre, è lo zimbello della classe e un giorno subisce le derisioni delle compagne perché, mentre è sotto la doccia, senza alcuna istruzione preventiva subisce le mestruazioni. Sue, una compagna più sensibile, si pente e convince il proprio ragazzo, Tommy Ross, a far da cavaliere a Carrie nel prossimo ballo di fine corso. Un’altra compagna, Chris, punita da una professoressa per il suo atteggiamento verso Carrie, decide invece di vendicarsi.

Sempre nel 1976 De Palma fa uscire nelle sale anche Carrie, lo sguardo di Satana (Carrie), il suo primo vero grande successo di pubblico, tratto da un romanzo di Stephen King. Lasciando momentaneamente da parte le ossessioni hitchcockiane, il regista ritorna sull’horror più truculento e visionario, trattando il tema dei poteri esp e rinverdendo i suoi fasti sanguinolenti lasciati assopiti dopo Phantom of the Paradise. Le scene che rimangono impresse nella memoria sono quelle più orrorifiche: innanzitutto l’apertura del film in cui Carrie sotto la doccia dello spogliatoio femminile della sua scuola “scopre” le prime mestruazioni (la scena della doccia, anche questa un classico hitchcockiano, ritornerà puntualmente in svariati film successivi del regista), poi l’incendio scatenato da Carrie durante il ballo di fine anno scolastico e la vendetta della protagonista nei confronti della madre (senza dimenticare tuttavia il finale nel finale, che detterà scuola un po’ a tutto il genere nei decenni successivi). Ma, scene sensazionali a parte, Carrie è prima di tutto il dramma della diversità: la ragazza “strana” Carrie, interpretata da una formidabile Sissy Spacek, vive la sua vita oscillando tra le frustrazioni a cui la sottopone la madre integralista cristiana e il terrore di interagire con le sue “mostruose” compagne di classe. In tutta la vicenda proprio Carrie sembra essere l’unico personaggio “normale”, laddove tutti gli altri (madre e compagne) appaiono come dei mostri per via del loro comportamento. [Recensione completa]

I film successivi saranno Fury (The Fury, 1978), con cui De Palma cerca di sfruttare (senza troppo successo) il boom commerciale del precedente Carrie riproponendo a distanza di due soli anni il tema dei poteri psichici e dei fenomeni paranormali, e la commedia Vizietti familiari (Home Movies, 1980), una sorta di film-riparazione per i deludenti incassi del precedente lavoro.

Dressed to Kill (1980)

Una bionda misteriosa uccisa a rasoiate, in ascensore, una donna di mezza età, Kate Miller, sessualmente insoddisfatta e, per questa ragione, assidua paziente di uno psicanalista, il dottor Robert Elliott. Al delitto assiste una giovane squillo, Liz Blake, che, per aver raccolto il rasoio insanguinato, è fortemente sospettata dal tenente di polizia Marino, che dirige le indagini. Mentre un altro dei suoi pazienti – un transessuale che si fa chiamare Bobby – telefona ad Elliott per dirgli di essere lui l’assassino di Kate e di voler uccidere, come pericolosa testimone del suo delitto, anche Liz. La ragazza e il figlio della morta, Peter, si danno da fare per scoprire chi sia il maniaco omicida.

Nel 1980 De Palma ritorna alla sua grande fonte di ispirazione, Alfred Hitchcock, realizzando Vestito per uccidere (Dressed to Kill, 1980), suo secondo grande successo commerciale. Come in Sisters il film di riferimento è Psycho: De Palma dal capolavoro originale prende tutte le componenti cardine (disturbi psicosessuali, assassini travestiti, una protagonista bionda che muore inaspettatamente a metà film senza dimenticare la famosa scena della doccia). Non solo Hitchcock, però: è innegabile che per Dressed to Kill De Palma abbia preso spunto anche dalle pellicole di alcuni registi gialli italiani del decennio precedente, su tutti Argento soprattutto per la causa psicosessuale che scatena la furia omicida del serial killer di turno. Ancora una volta la vicenda può risultare non del tutto plausibile, ma il lavoro di maestria del regista alla sceneggiatura e dietro la mpd si vede eccome. Tra le scene indimenticabili è impossibile non citare il doppio inseguimento tra la protagonista e uno sconosciuto all’interno del museo (una citazione di Vertigo) in cui le parti di cacciatore e preda si invertono continuamente, l’omicidio nell’ascensore (pochi sanno che è ripreso da Perché quelle strane gocce di sangue sul corpo di Jennifer? di Giuliano Carnimeo, 1972), la scena thrilling sul metrò (che ricorda una scena di Quattro mosche di velluto grigio di Dario Argento, 1971, ma anche L’ultimo treno della notte di Aldo Lado, 1975) e quella – omaggio a Rear Window – che si svolge all’interno dello studio del dottor Elliott e che mostra una bellissima Nancy Allen all’apice della sua carica seduttiva. Altri espedienti tipici del regista sono: il ruolo della componente onirica (il film si apre e si chiude con due sogni), la protagonista dai sentimenti umani in mezzo a chi pare aver perso completamente l’umanità (chi più chi meno, il marito, l’amico occasionale, il figlio, la prostituta, lo pisichiatra, il commissario), il finto finale nel finale (così come in Carrie). Grandi prestazioni di Angie Dickinson e Michael Caine, Dennis Franz alla sua seconda collaborazione col regista si avvia ad essere un suo attore feticcio. Ottimo lo score di Pino Donaggio, il quale pure si legherà poi indissolubilmente a De Palma. Un mix indimenticabile di sesso violenza e analisi psicologica, come in seguito sarà pure – seppur in termini minori – Body Double. [Recensione completa]

Blow Out (1981)

Jack Terry è un tecnico cinematografico del suono per delle produzioni dichiaratamente di serie B ed è alla ricerca di effetti sonori particolari. Mentre è sulle sponde di un torrente in un parco, il suo sensibilissimo microfono capta il rumore di un’auto che sbanda e piomba in acqua. Riesce a salvare la ragazza rimasta intrappolata fra le lamiere ma non il conducente che, scoprirà, è il governatore dello stato, candidato alle elezioni presidenziali. Riascoltando la registrazione, Jack scopre che, insieme allo scoppio del pneumatico, causa apparente dell’incidente, è chiaramente individuabile quello di uno sparo. Si tratta evidentemente di un delitto politico sul quale, però, cala immediatamente un pesate velo di omertà. La polizia rifiuta le sue tesi e Jack , che tempo prima era stato egli stesso poliziotto, decide di indagare per conto suo.

Per quello che probabilmente resterà il suo capolavoro massimo – anche se molto meno noto al grande pubblico rispetto ad altri suoi lavori come Scarface, The UntouchablesDressed to Kill e Body Double – De Palma si ispira – sin dal titolo – a Blow-Up (1966), opera essenziale della filmografia di Michelangelo Antonioni, vera e propria riflessione meta-cinematografica su realtà e finzione. Rispetto all’originale di Antonioni, che era ambientato nell’ambiente fashion e spensierato della Swingin’ London, De Palma ambienta la sua vicenda in una New York torbida, paragonabile per molti versi a quella del precedente Taxi Driver di Scorsese (1976), in cui l’apparenza patinata cela tutto lo squallore che vi è sotto: prostituzione, ricatti, assassini e complotti politici. Il nome tutelare è sempre Hitchcock (North by Northwest, 1959) ma De Palma qui – a differenza di altre pellicole – dimostra grande abilità nel distaccarsi dai classici pur senza nascondere le influenze. Blow Out è un thriller cospirativo-politico di grande tensione, in cui ogni mossa e sequenza è calcolata perfettamente, come mai si era visto nella filmografia depalmiana. La nota passione del regista per il meta-cinema e le soluzioni ardite lo porta ad iniziare il film con una sequenza al di fuori di esso, una specie di “film nel film” che vede il protagonista John Travolta e il suo collega, regista di b-movie, filmare un horror di serie Z tra ragazzine sotto la doccia (vera e propria ossessione del regista, citazione prima di Psycho e quindi di Carrie e Dressed to Kill), amplessi in camera da letto, angherie di alcune ragazzine ad una coetanea (ancora Carrie) e assalti da parte del serial killer di turno. Quando lo spettatore capisce che non si tratta della vicenda narrata nella storia ma di un “film nel film” tira un sospiro di sollievo, ma da lì a poco il protagonista si troverà ad essere testimone del tutto casuale di un incubo ben peggiore, ambientato nella grigia realtà newyorkese. Il manierismo di De Palma si spinge in Blow Out a livelli elevatissimi: la scena in cui Travolta registra prima le voci della coppia, poi i versi del rospo e del gufo ed infine l’incidente è da premio Oscar. Ma di scene indimenticabili ce ne sono molte: il processo con cui Jack Terry unisce le fotografie del magazine al suo audio per dimostrare la validità della sua teoria, il flashback del protagonista, il sicario che uccide tutte le ragazze bionde con i capelli ricci perché possono essere la ragazza che potrebbe screditare la teoria dell’incidente di fronte all’ordine pubblico, fino al botto della drammatica scena conclusiva. Gli attori nel cast sono tutti fedelissimi del regista: sia i personaggi principali, interpretati da John Travolta (già in Carrie) e dalla giovane moglie Nancy Allen (Dressed to Kill), che quelli secondari (John Lithgow, già in Obsession, è il sicario; Dennis Franz, l’ispettore di Dressed to Kill, è il fotografo che filma l’incidente). Il finale nel finale è ancora una volta un colpo di genio, come nella migliore tradizione di De Palma (l’urlo disperato della Allen mentre si abbatte su di lei la furia del serial killer viene utilizzato dal protagonista come effetto per il film di serie Z a cui l’amico regista sta lavorando). De Palma confeziona una pellicola intrisa di tensione e complotti, ma ancora una volta invita il pubblico a non prenderlo troppo sul serio. [Recensione completa]

I gangster-movie

Nel 1983 De Palma dirige il remake di Scarface, gangster-movie del 1930, riscritto per l’occasione da Oliver Stone. Sarà il suo più grande successo, grazie anche all’imperituro personaggio di Tony Montana, impersonato da un Al Pacino allo zenit della sua carriera, comunque affiancato da un cast di tutto rispetto tra cui spiccano i nomi di Steven Bauer di una giovanissima Michelle Pfeiffer. Il film, che si candidò di diritto al titolo di gangster-movie definitivo fin dal momento della sua uscita, ricevette anche giudizi negativi da parte dell’ala più benpensante della critica, che accusò De Palma per il linguaggio estremamente volgare e l’eccessiva violenza riprodotta nella pellicola. La colonna sonora è dell’italiano Giorgio Moroder.

Negli anni seguenti De Palma ritornò sul gangster-movie ottenendo sempre ottimo giudizi di critica e di pubblico, con due pellicole che a loro volta divennero pietre miliari del genere: Gli intoccabili (The Untouchables) del 1987 e Carlito’s Way del 1993.

Body Double (1984)

Fra i molti attori che lavorano a Los Angeles vi è anche Jake Scully, un simpatico giovanotto che un giorno viene sul set licenziato dal suo ruolo (di vampiro), perché soffre di claustrofobia. Disoccupato e, in attesa di un’altra parte, egli accoglie l’offerta di Sam, un collega, che lo installa nella stupenda casa di un altro attore in viaggio per il mondo. La casa, che è su di un’altura, si trova in una posizione straordinaria e di lassù, grazie ad un potente telescopio, Scully per di più può ammirare tutte le sere una bellissima donna che, nel proprio appartamento, si spoglia, si profuma e si ingioiella, per abbandonarsi ai piaceri “personalissimi”. Scully, incuriosito, segue la donna per strada e in un grande albergo-magazzino, notando però che essa è pedinata da uno strano ceffo; la segue ancora fin sulla spiaggia, dove invano tenta di lottare con lo sconosciuto, che deruba Gloria della tessera magnetica di accesso all’appartamento. Dopo di che, una sera, Gloria viene barbaramente assassinata dallo stesso individuo e così Scully, grazie al telescopio, diviene, involontariamente, testimone di un crimine.

Con Body Double (letteralmente “controfigura”, in particolare quella adoperata nelle scene di nudo – si noti come il titolo originale, proponendo una riflessione sia sull’elemento metacinematografico del film sia sul tema del doppio, a De Palma così caro, sia sul “corpo” in quanto simulacro erotico/pornografico/sessuale, risulta molto più incisivo dell’italiano Omicidio a luci rosse) De Palma arriva allo zenit personale di imitazione hitchcockiana, derivando quasi completamente la trama dall’incrocio di due dei più noti film del Maestro: Rear Window (1954) e Vertigo (1958). Da Rear Window De Palma riprende la situazione in cui Jake, il protagonista del film, un attore di b-movie horror appena scaricato dal regista di turno, si trova tutte le sere: trasferitosi nell’appartamento lasciatogli temporaneamente da un amico, si delizia ogni sera spiando dalla finestra con un telescopio una procace vicina che si esibisce in uno spogliarello hard con finale masturbatorio. Una sera Jake assiste casualmente all’ingresso nella casa della giovane donna da parte di un misterioso e agghiacciante indiano dalla faccia butterata, che si concluderà con l’omicidio della sventurata. Da Vertigo De Palma riprende il tema del doppio: il protagonista assiste verso la metà del film all’omicidio di una donna ed in seguito farà involontariamente la conoscenza di una pornostar, in tutto e per tutto simile a colei che era il suo oggetto del desiderio. Inoltre il regista cita anche il fatto che il protagonista soffre di una particolare fobia: laddove inVertigo si trattava ovviamente di vertigini, in questo caso Jake soffre di claustrofobia (memorabile la scena in cui, dopo aver rincorso a lungo l’indiano, si ritrova immobilizzato dalla paura in un tunnel, mentre l’indiano a pochi metri si ferma di colpo e ritorna indietro verso di lui a passi lenti). Curiosamente Body Double inizia con una “falsa partenza”: lo spettatore, prima di immergersi nella vicenda vera e propria, assiste alla scena di un vampiro che rimane immobilizzato in una bara a causa della sua claustrofobia. Si tratta di Jake, il protagonista, impegnato nelle riprese di Vampire’s Kiss, un b-movie horror a cui sta lavorando al momento – una “falsa partenza” molto simile si era già vista in Blow Out. Anche nell’ultima scena del film De Palma ci mostra un ciak del film in questione. Si tratta di vero e proprio meta-cinema, di un film nel film. In Body Double come non mai nella filmografia del regista la realtà e la finzione cinematografica si mischiano, al punto addirittura che Jake, nella vicenda vera e propria, viene “scelto” per la parte del testimone, come se la sua vita stessa fosse un film. Altri temi tanto cari alla poetica depalmiana – e prima ancora hitchcockiana – che vengono affrontati in Body Double sono: il doppio e le dissociazioni psicologiche (SistersObsession), il protagonista fragile e vittima delle proprie paure e delle angherie altrui che si trova catapultato in una situazione più grande di lui (Carrie), il confine sottile tra l’intuizione e la follia (Blow Out), una cospirazione che il protagonista scena dopo scena dipana insieme allo spettatore (idem), l’erotismo e l’ambiguità del corpo femminile (Dressed to kill). La componente erotica/sessuale è notevole ma è funzionale allo sviluppo della trama, mai troppo ingombrante o volgare. Le intuizioni e i colpi di genio del regista ci sono come al solito e non sono pochi (l’inseguimento nel centro commerciale, l’omicidio assistito in diretta, l’ingresso di Jake nel mondo del porno, il finale che lascia lo spettatore spaesato); c’è anche qualcosa di smaccatamente trash (come i Frankie Goes to Hollywood che cantano “Relax” e il deus ex machina finale che risolve la drammatica situazione in cui erano piombati Jake e Holly). L’attore protagonista Craig Wasson non è mediocre come può sembrare di primo acchito – è anzi eccellente nell’interpretare un personaggio mediocre, cosa non facile – e Melanie Griffith (agli esordi) è provocante e sensuale come non mai, vera gioia per gli occhi dello spettatore di sesso maschile. Le musiche, ottime come sempre, sono del fedelissimo Pino Donaggio. [Recensione completa]

Gli anni novanta

Negli anni novanta De Palma è ricordato soprattutto per il thriller d’azione Mission: Impossible, con Tom Cruise protagonista. Ormai a distanze siderali dai capolavori degli anni settanta/ottanta, il film risulta essere solo un miliardario esercizio di stile per incassi altrettanto miliardari. Seguendo l’onda del successo di Mission: Impossible, il regista dopo due anni fa uscire nelle sale Omicidio in diretta (Snake Eyes), altro thriller d’azione con cui De Palma riprende l’argomento delle cospirazioni politiche-governative già trattato nel classico Blow Out; purtroppo in comune c’è solo la tematica, visto che il risultato è buono al più per il botteghino, complice una sceneggiatura troppo pomposa e un Nicolas Cage imbarazzante.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...