“Il Demonio” (1963)


Il Demonio è un film del 1963, diretto da Brunello Rondi, vincitore come miglior regista dell’Orso d’oro al Festival di Berlino dello stesso anno. E’ uno dei primi (se non il primo) film italiano definibile come horror demoniaco.


Trama:

In un paesino rurale della Lucania la bella Purificata (Daliah Lavi) è malvista e temuta da tutti perché praticante di strani riti di magia nera. La ragazza si vuole vendicare di Antonio (Frank Wolff), un suo ex amante che adesso si appresta a sposare un’altra donna. Con un inganno, riesce nell’intento di far bere all’uomo una borraccia di vino contenente il suo sangue. Il giorno successivo Antonio si sposa e durante la funzione i presenti mormorano oscuri presagi. Tutti gli abitanti del paesino sono vittime dell’ignoranza e della superstizione al punto che, prima che gli sposi possano inaugurare il talamo nuziale, questo viene da loro “purificato”  con alcune formule propiziatorie.

Nei giorni seguenti Purificata continua a lanciare maledizioni all’indirizzo di Antonio. Un pastore si imbatte in lei e, dopo averla legata, la violenta selvaggiamente. Dopo la violenza, scappa presso il torrente dove incontra un bambino di nome Salvatore, al quale rivela le proprie frustrazioni per essere così malvista in paese. Tornata a casa, apprende dalla madre che il bambino che ha appena incontrato si trova in realtà sul letto di morte ed ha appena ricevuto l’estrema unzione da parte del prete del villaggio, cosa che infatti verifica personalmente poco dopo. Ovviamente Purificata viene accusata dai villani del paese anche della morte del bambino; solo l’intervento provvidenziale del curato la salva dal linciaggio.

Durante il funerale del bambino gli abitanti del villaggio si fustigano a vicenda e confessano i loro peccati: c’è chi ha bestemmiato Gesù e tutti i santi, desiderato la figlia, chi ha fatto morire di fame il figliastro; ma ovviamente è la confessione di Purificata, la quale ammette di aver parlato con il Demonio, a fare scalpore. Sotto pressione della comunità, la madre chiede al prete del villaggio di purificare la figlia attraverso uno strano rito, durante il quale il curato però ne approfitta per mettere le mani addosso alla ragazza. Purificata, ben lungi dall’essere liberata dalla presenza demoniaca, mostra sempre più i segni della possessione: urla come un’ossessa, si strappa i capelli, si strozza con le sue stesse mani, cade in trance, parla con il Demonio; sul suo corpo compaiono inoltre dei misteriosi graffi.

I genitori di Purificata la sottopongono così ad un’altra seduta, durante la quale la ragazza dà in escandescenze e sputa sul crocifisso del prete. Il curato procede all’esorcismo, durante il quale la ragazza si mette a camminare come un ragno, per poi iniziare a parlare con la voce del demone, tra le lacrime e le preghiere dei presenti. Segue una scena in cui gli abitanti del villaggio, tra cui Antonio, compiono una cerimonia per allontanare un’imminente tempesta dai loro campi seminati. Non appena Purificata compare alla vista dei villani, questi la accusano anche di essere colpevole dell’avvento della tempesta: la disgraziata è costretta a rifugiarsi nell’abitazione della sua famiglia, dove viene ingiuriata anche dal padre. I villani provano ad incendiare la casa ed il fumo diventa nero.

Per salvarla dal pubblico linciaggio, i familiari la conducono in cantina, dove viene sbarrata dentro senza possibilità di fuga. Il padre della ragazza cerca di mettere in fuga gli aggressori dicendo loro che la ragazza è stata mandata a Potenza da alcuni parenti, ma quando Antonio la chiama a gran voce questa ingenuamente risponde e viene così scoperta, per poi essere lapidata. Alla porta dell’abitazione della sua famiglia viene inchiodata una grossa croce. Purificata, riuscita a fuggire, trova ospitalità in un convento di suore, dove sempre finalmente trovare un po’ di tranquillità e compassione. Ben presto però verrà attratta misteriosamente da un albero dove tempo prima si era impiccato un disgraziato. Ripresa da una suora per il suo gesto, Purificata posseduta tenta di strozzarla e le strappa il rosario.

Intanto la fattura che Purificata ha fatto ad Antonio dà i primi effetti: il corpo della vittima si riempie improvvisamente di ferite sanguinanti e purulente. Nel villaggio viene organizzato un rogo simbolico per scacciare gli effetti malefici della stregoneria. Intanto Purificata, cacciata dal convento, ritorna nel paese e si  imbatte in Antonio che, seppur desideroso di vendetta, si lascia ancora una volta sedurre. Antonio palesa così la sua – nonché dei suoi compaesani – totale incoerenza ed ignoranza, amplificata ulteriormente dal fatto che la mattina seguente, dopo una notte d’amore, al risveglio pugnala a morte Purificata.


Commento:

Il Demonio è uno dei primi film di sempre (nonché probabilmente il primo in Italia) ispirato a possessioni demoniache ed esorcismi. Brunello Rondi, vincitore dell’Orso d’oro a Berlino per questa pellicola, compie un egregio lavoro puntando in egual misura sull’aspetto visivo (un bianco e nero a metà tra il neorealismo e l’opera bergmaniana) e sul contenuto ideologico del film. Il film si basa sulle ricerche del professor Ernesto De Martino e all’inizio della pellicola un messaggio ci rende noto che la vicenda è ispirata a fatti di cronaca tristemente recenti: come spesso in questi casi è impossibile verificare se ciò sia la verità o meno.

Rondi è intelligente a corroborare l’argomento horror (la possessione demoniaca e i vari esorcismi) con una forte critica sociale verso l’arretratezza sociale ed ideologica di molti paesini rurali del Meridione, così come farà anche seguendo il suo esempio Lucio Fulci con Non si sevizia un paperino dieci anni più tardi; la figura della magliara, nel film di Fulci, è pressoché copiata pari pari da quella di Purificata nel film di Rondi, al punto che Florinda Bolkan ricorda Daliah Lavi persino fisicamente. Rondi, in questo modo, fonde saggiamente l’orrore scaturito dal sovrannaturale (la possessione demoniaca) a quello, ben più reale e tangibile, dell’ignoranza e della superstizione di coloro che sono considerati “sani”, ma che in realtà sono più folli e più colpevoli (si veda la scena in cui ammettono i proprio orribili crimini) della disgraziata Purificata.

Risalta soprattutto l’atmosfera del film: un’atmosfera tesa, di imminente disgrazia, che anche grazie ad una sapiente colonna sonora riesce a tenere alta la tensione emotiva per tutta la pellicola (poco più dei canonici novanta minuti). Il resto lo fanno la splendida fotografia in bianco e nero e l’ambientazione della vicenda, un paesino del Meridione rurale in cui vi sono solo pascoli, casette di contadini ed una chiesa. Alcune scene sono memorabili e verranno riprese in successivi film (la scena della fattura, le varie possessioni, l’esorcismo nel quale Purificata inizia a camminare come un ragno e a parlare una lingua ignota). Il finale poi, mettendo in chiara luce l’incoerenza e l’ignoranza dei villani nella figura di Antonio, che al tempo stesso accusa ed è attirato da Purificata, è una degnissima conclusione di un film già più che buono.

Davvero intensa l’interpretazione della bellissima Daliah Lavi, attrice palestinese qui appena ventenne, già nel cast di La frusta e il corpo (Mario Bava, 1962), nei panni della protagonista ossessa; sicuramente buona parte dell’ottima riuscita del film è sua. Nella parte dell’altro personaggio importante, l’ex amante di Purificata, c’è invece Frank Wolff, in seguito nel cast di molti spaghetti western, political thriller e gialli, che troviamo qui in una delle sue prime apparizioni (in precedenza recitò in Beast from Haunted Cave di Monte Hellman, 1959; Salvatore Giuliano di Francesco Rosi, 1961; Le quattro giornate di Napoli di Nanni Loy, 1962; Il processo di Verona di Carlo Lizzani, 1963).

Concludendo, Il Demonio è un ottimo film italiano da riscoprire. La sua visione è caldamente consigliata soprattutto a coloro che si interessano del genere horror demoniaco e che magari conoscono solo The Exorcist (William Friedkin, 1973) e i suoi numerosi proseliti, spesso più caricaturali che altro. Qui, a differenza di molti horror demoniaci a seguire, dotati di produzioni ben più facoltose ma di molte idee in meno, l’argomento “esorcismo” è legato alla realtà concreta e ad una forte critica sociale, cosa che rende Il Demonio, nonostante la totale assenza di effetti speciali, ancora oggi uno dei film più interessanti del filone.


Video:

Una scena del film.


Valutazione: 80/100


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