“Cannibal Holocaust” (1980)


Mi sto chiedendo chi siano, i veri cannibali.

Cannibal Holocaust è un film girato nel 1979 da Ruggero Deodato (ma scritto a quattro mani con Gianfranco Clerici) e uscito nelle sale nel 1980; venne quasi subito ritirato e poi rimesso in commercio solo quattro anni più tardi, pesantemente tagliato. E’ il film più censurato di tutti i tempi, essendo stato vietato in più di cinquanta Paesi. Si tratta del secondo film di un’ideale trilogia cannibal-adventure di Deodato, iniziata con Ultimo Mondo Cannibale (1977) e conclusasi con Inferno in diretta (1985). Nonostante il livello di violenza sia altissimo e molte scene facciano gridare allo snuff movie, Cannibal Holocaust ha una dignità cinematografica notevolissima, che si evince dal messaggio più profondo del film, vero obiettivo di Deodato: una pesantissima critica sociale.


Trama:

Una rilevantissima emittente americana (la BDC, che richiama palesemente la BBC) invia in Amazzonia il professor Harold Monroe (Robert Kerman), incaricandolo di ritrovare quattro giovani reporter che erano stati inviati sul luogo per girare un documentario sulle popolazioni indigene che praticano ancora oggi il cannibalismo. Il professor Monroe, con l’ausilio di una guida e di alcuni componenti dell’esercito locale, si addentra nella giungla; essi incontrano numerosi animali (sanguisughe, serpenti, caimani, leopardi) e subiscono l’attacco di una tribù di indigeni Yakubu, che uccidono uno dei militari con una freccia avvelenata. Gli altri riescono tuttavia a catturare uno degli indigeni e lo riducono in schiavitù, obbligandolo a guidarli presso il resto della tribù. Durante il tragitto la troupe si imbatte nel cadavere – ormai divorato dai vermi – di quella che fu la guida dei reporter inviati dall’emittente americana e in un indigeno che punisce violentemente un’adulterina, prima penetrandola con un fallo di pietra e poi brutalmente lapidata. La troupe giunge quindi al villaggio Yakubu, dove il capotribù mostra loro delle capanne incenerite.

La spedizione continua e il professor Monroe e gli altri avventurieri giungono presso un altro villaggio, abitato stavolta da un’altra tribù indigena, quella degli Shamatari, famosi per la loro temerarietà e per l’usanza di vivere sugli alberi. Presso il villaggio la troupe si imbatte nei cadaveri dei quattro reporter della BDC. Poiché i militari della troupe mettono in fuga una tribù rivale, gli Shamatari accolgono pacificamente il professor Monroe e gli altri avventurieri, invitandoli ad una cena cannibale e consegnando loro il nastro girato dai quattro reporter. Monroe a questo punto rientra a New York e visiona il nastro. Lo porta quindi agli studi della BDC, avvisando i dirigenti dell’emittente che sarebbe meglio non pubblicare quanto ripreso dai quattro reporter. Tuttavia essi non badano a quanto suggerito loro da Monroe ed insistono per vedere le immagini filmate dai loro reporter. Il nastro inizia con una documentario, girato tempo prima in Nigeria, che mostra fucilazioni di civile e orribili violenze. Uno stacco fa vedere Monroe che intervista i parenti dei quattro reporter, e già dalle loro risposte si intuisce che essi non fossero persone particolarmente civili.

Nel secondo video si vede l’inizio della spedizione dei quattro reporter, i cui nomi per dovere di cronaca sono Jack (Perry Pirkanen), Shanda (Francesca Ciardi), Mark (Luca Barbareschi) e Alan (Carl Gabriel Yorke). Le riprese mostrano orrende violenze compiute ai danni di alcuni animali della giungla: un’enorme tartaruga viene mutilata e brutalmente sventrata tra l’eccitazione e il disgusto e una vedova nera viene tagliata in due con un machete. Poco dopo la guida dei quattro viene morso da un serpente velenoso e subisce l’amputazione della gamba, ma ciononostante non riuscirà a sopravvivere. Nel terzo video i quattro reporter raggiungono il villaggio degli Yakubu: Mark uccide un maialino sparandogli e poi con l’aiuto degli altri dà fuoco al villaggio provocando la morte atroce di molti abitanti (da qui il titolo del film). Poco dopo gli assassini, mentre stanno filmando il villaggio ormai ridotto in cenere, affermano che siano stati gli indigeni stesso a dargli fuoco. Segue una scena di sesso tra Shanda e Jack sulle rovine delle capanne indigene.

Il quarto e ultimo video è il più sconvolgente. Inizia con una scena disgustosa in cui una donna malata viene costretta ad abortire e poi lapidata, mentre il suo feto viene sotterrato vivo. Proseguendo i quattro reporter si imbattono in una giovane indigena Shamatari, la catturano e la stuprano a turno, quindi c’è uno stacco. Quando il filmato riprende, la telecamera indugia sulla ragazza brutalmente impalata (dai quattro, si capisce), mentre gli assassini ancora una volta commentano l’orrore attribuendo la colpa agli indigeni. Le scene finali del nastro mostrano la cattura dei quattro ragazzi da parte della tribù degli Shamatari: Alan viene preso per primo, gli viene reciso il pene e il capo e viene completamente fatto a pezzi e mangiato; poi è il turno di Shanda, che viene prima violentata e poi decapitata. Jack e Mark potrebbero fuggire ma rimangono morbosamente a pochi metri dall’orrore per completare il documentario: la loro brama di fama gli sarà letale, in quanto negli ultimi secondi del nastro anch’essi vengono catturati. L’immagine traballa violentemente e l’ultima immagine che si distingue è la faccia insanguinata di Jack. Alla fine della visione i dirigenti della BDC, notevolmente scossi, ordinano di mandare il nastro al macero, ma una nota finale ci informerà che il proiezionista ha tenuto il nastro e l’ha poi rivenduto per 250.000 dollari.


Commento:

Diciamolo subito chiaramente: Cannibal Holocaust è il film più violento ed estremo non solo del genere cannibal ma probabilmente anche dell’intera storia del cinema. Non è un caso se, al momento dell’uscita nelle sale italiane, venne subito ritirato. Deodato come se non bastasse ci mise del suo, facendo passare Cannibal Holocaust come uno snuff movie: voleva aumentare l’aura di maledizione intorno al suo prodotto facendo credere a tutti che la pellicola in questione fosse realmente un documentario girato da quattro reporter poi scomparsi nella giungla (lo stesso Luca Barbareschi al tempo non era che uno sconosciuto), tanto è vero che disse loro di scomparire dalla circolazione per un paio d’anni. Quando il trucco venne smascherato, tuttavia, i tribunali continuarono ad indagare su Deodato, in quanto erano certi che le uccisioni di animali e gli omicidi che si vedono nel film fossero stati realmente commessi. Deodato dimostrò che nessun uomo o donna venne ucciso per davvero e che si trattava di (eccezionali) effetti speciali, ma non poté negare l’uccisione degli animali, suscitando così lo sdegno e le proteste (giustissime, peraltro) degli animalisti. E’ vero: oltre Cannibal Holocaust ci sono solo gli ultra-gore simil-snuff movie, filmati che mostrano violenze ed omicidi a ripetizione e che non possono (vogliono?) vantare nemmeno una parvenza di trama.

Ma quello che diversamente da questi ultimi nobilita Cannibal Holocaust, riconoscendogli una propria (elevatissima) dignità cinematografica ed artistica è il messaggio più profondo del film. Lo stesso Deodato in più interviste ha affermato infatti che Cannibal Holocaust non si deve considerare come un film horror, ma come un film che tratta “di cose vere”. E’ palese – e pungentissima – la critica sociale del regista indirizzata al cosiddetto “mondo civilizzato” (si noti che già nella prima scena del film un giornalista parla di cannibali e la telecamera inquadra la vita di metropoli newyorkese). Deodato si scaglia innanzitutto contro i crimini e le stragi dell’uomo civilizzato (mostra le immagini delle fucilazioni dei civili ad opera della dittatura nigeriana), lasciando intuire allo spettatore come essi siano da porre non sullo stesso livello, ma addirittura ad un livello ancora peggiore delle pratiche delle tribù che praticano il cannibalismo. Ma, non ancora soddisfatto, Deodato si spinge ad un livello ulteriore, mettendo nella mente dello spettatore il germe del dubbio, allargando la definizione di “cannibalismo” anche ad alcuni comportamenti dell’uomo cosiddetto civilizzato nel mondo contemporaneo (e la nota finale non è casuale a questo riguardo) e spingendosi addirittura a chiamare in causa lo spettatore stesso, fruitore ultimo (morbosamente godereccio) di tutte le nefandezze di questo mondo.

Deodato si stupì molto delle feroci critiche che Cannibal Holocaust ricevette all’uscita – disse persino di non essersi reso conto della violenza del film fino a che non vi ha inserito le musiche di Riz Ortolani, che invero sono perfette: cupe durante le scene più scioccanti, spensierate non appena queste sono finite (e lo strascico finale della melodia spensierata sui titoli di coda lascia ancora più esterrefatti dopo una visione di tale pesantezza visiva). Deodato disse inoltre di aver girato Cannibal Holocaust per prendere una posizione definita verso lo stato in cui giaceva il mondo (da anni andava avanti la guerra del Vietnam; in Africa e in Sudamerica le dittature sterminavano centinaia di civili; in Italia c’erano i tristemente famosi anni di piombo e Deodato disse che suo figlio non riusciva nemmeno a guardare la televisione, tanto era scioccato dal livello di violenza dei reportage che passavano al telegiornale), e disse anche che chi ha guardato Cannibal Holocaust senza capirlo, additandolo come film horror caratterizzato da un livello insostenibile di violenza fine a se stessa, dovrebbe “riguardarlo con più attenzione e storicizzarlo”, palesando così di voler colpire con il suo prodotto non solo la società cosiddetta “civilizzata” per come si presenta oggi, ma altresì anche per i massacri che hanno insanguinato la storia intera (a veder bene, Cannibal Holocaust non è altro che una “colonizzazione delle Americhe bis“, tanto brutale e dissennata quanto lo fu quella di Cortes e degli altri conquistadores europei.

Tirando le somme. E’ certamente vero che in Cannibal Holocaust ci sono scene brutalissime ed estreme come nient’altro visto prima al cinema (ci limitiamo a ricordare: la lapidazione dell’adulterina e della malata, l’infanticidio, lo stupro e il conseguente impalamento dell’indigena, il massacro finale dei reporter), che agli occhi degli spettatori non preparati potrebbero sembrare gratuite e disgustose. E’ ancora più vero che l’uccisione reale di animali sul set – sebbene contribuisca ad aumentare l’aura morbosa di leggenda che col tempo si è venuta a creare intorno a Cannibal Holocaust -è inammissibile e da condannare fermamente (se ne contano cinque, una più disgustosa dell’altra – un topo muschiato, una tartaruga gigante, una vedova nera, un maialino e una scimmietta). Tuttavia è altresì innegabile che Cannibal Holocaust meriti lo status – conquistato solo negli ultimi anni – di supercult del cinema horror ed avanguardistico per le scene estreme e per i suoi effetti speciali alquanto veridici, ma soprattutto di film dotato di una profonda dignità artistica e perciò da valutare non solo moralmente, ma anche e soprattutto tenendo conto della sua statura artistica e del suo messaggio più intrinseco. Proprio per questo, chiunque decida responsabilmente di assistere alla visione di Cannibal Holocaust (astenersi persone facilmente impressionabili, moralisti e iscritti al WWF) non dovrebbe lasciarsi scandalizzare dall’atrocità delle immagini, ma sarebbe una grande conquista se riuscisse ad andare oltre al mero aspetto visivo delle cose, riuscendo così a contestualizzare l’opera e ad afferrare il messaggio del film in tutta la sua potenza; sarebbe bellissimo se ogni spettatore, sui titoli di coda, rimanesse (sì scioccato ed esterreffatto, ma soprattutto) basito e meditabondo come i dirigenti della BDC nell’ultima scena del film, quando il nastro salta definitivamente e le luci si riaccendono.


Curiosità (Wikipedia):

  • Il film venne girato per gli interni a Roma e a New York, per gli esterni in Colombia, nella foresta amazzonica.
  • Quando Gabriel Yorke arrivò sul set per girare la sua prima scena non aveva nessuna idea sul genere del film, in quanto non aveva letto ancora la sceneggiatura; in un’intervista Yorke dichiarò di aver anch’egli creduto ad un certo punto di girare uno snuff movie.
  • Immediatamente dopo l’uccisione del maialino, Gabriel Yorke fece un lungo monologo che Deodato avrebbe voluto includere nel film, ma che alla fine fu tagliato. Yorke disse di essersi dispiaciuto durante le riprese perché aveva sentito il maialino urlare e morire.
  • Perry Pirkanen pianse durante l’uccisione della tartaruga, Luca Barbareschi invece ha ammesso di non aver avuto nessun rimorso per aver sparato al maialino, ma di aver ricevuto minacce da parte degli animalisti per questo, mentre Deodato ha dichiarato che tutti gli animali uccisi nel film venivano mangiati sia dai componenti della troupe, sia dagli indigeni.
  • Deodato in un’intervista disse: “Per la scena in cui gli indios ammazzano la scimmia e le succhiano il cervello avevamo quattro scimmiette di riserva. Quando tagliammo la testa a una le altre quattro sono morte di crepacuore. Quella è stata la cosa più atroce di quelle riprese“.
  • La Ciardi era molto presa dalla parte e per questo fu vittima di scherzi particolarmente pesanti da parte della troupe: le fu anche fatto trovare un teschio di dimensioni umane sepolto sotto il fango, cosa che le provocò una crisi isterica.
  • Tutti gli indios erano abitanti del posto, veri cannibali, debitamente acconciati. Il loro capo, Tunche, si faceva capire a gesti e collaborava bene alla realizzazione del film, imitando il regista, tanto che Deodato gli diede più di un ruolo, anche se ha poi affermato che più di una volta l’indigeno si ubriacava con la Chuchuasa, un liquore locale.
  • La ragazza incinta che nel film viene lapidata, cinque giorni dopo la fine delle riprese diede alla luce il bambino.
  • Una delle guide presenti sul set del film fu arrestata a causa di Ruggero Deodato, che la denunciò perché partecipava ai cosiddetti safari indios, vere e proprie cacce agli indigeni. Quando uscì dal carcere la guida giurò che avrebbe ucciso Deodato. Sui safari indios il regista aveva scritto un soggetto, che trattava anche del traffico di organi, ma rinunciò al progetto per paura di ritorsioni.
  • Per rendere il film ancora più realistico, il contratto prevedeva che gli attori che impersonavano i fotoreporter dispersi sparissero dalla circolazione, soprattutto dalla televisione e dal cinema, per un anno. Deodato ha dichiarato: “L’operazione Cannibal Holocaust doveva essere fatta con attori credibili. Dovevamo presentare il fatto come fosse una cosa vera. Avevamo bisogno di quattro persone che potevano poi sparire per due anni, perché erano morti e quindi nessuno doveva sapere niente di loro. Dovevamo fare un falso snuff“. Gli attori furono comunque “resuscitati” in occasione del processo, dato che si accusava Deodato di averli uccisi realmente.
  • Al primo visto censura, nel 1980, il film fu ampiamente tagliato: i tagli furono complessivamente diciotto, equivalenti a 326,4 metri di film.

Video:

Trailer originale del film.


Valutazione: 9.2

9 commenti

Archiviato in adventure, cannibal, drama, esotika, exploitation, horror, mondo, sociopolitical, splatter

9 risposte a ““Cannibal Holocaust” (1980)

  1. Io sono innamorato di questo film!❤

  2. prof.donhoffman

    Un film di merda.

  3. prof.donhoffman

    Deodato riesce a far apparire finto un film dove ha trucidato mezza africa di Animali.. Per certi versi e noiose.. E molte delle cose che ha detto sono balle per pararsi il culo.

  4. enciol

    Mi attirava, molto. Quando ho letto che ha torturato e ucciso animali ho capito che Deodato e’ un povero esaltato, tipo i ragazzini che bruciano le formiche. Non mi interessa assolutamente più

  5. nagaman

    Un film cosi non si dovrebbe neanche concepire. Dargli un voto così alto è come avvallare ciò che esso rappresenta: la part più crudele dell’animo umano, che più che rappresentare in films bisognerebbe trascendere e dimenticare…così da non dare cattive idee alle nuove generazioni.

  6. mister no

    però la voce grossa con ermanno olmi o francis ford coppola non la fate, ve la prendete solo con deodato (considerato a torto un regista di serie b) per una brutta- e si, da condannare- consuetudine di quel tempo. Cannibal Holocaust resta comunque un capolavoro assoluto.

  7. alessandro

    qualcuno sa dirmi per favore dove posso trovare questo film a torino?grazie

  8. Complimenti per l’ottima analisi, davvero profonda, non banale e scontata. Non è facile cogliere i messaggi e le critiche contenute in Cannibal Holocaust e questo fa sì che la maggior parte delle persone lo contestino e lo rifiutino a priori, invece io trovo che come film abbia tanto da insegnare. Grazie per questa bellissima pagina di critica cinematografica🙂

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